Ostetricia e Ginecologia tra l’Unità d’Italia e la Prima Guerra Mondiale

Statua Dr. Berruti

 
LA STORIA
 
In questo racconto
cerchiamo di capire
quale fosse la situazione
della Ostetricia e Ginecologia
a fine 800 a Torino,
in Italia e nel Mondo e…
scopriremo molte cose.
 
 
 
Di: Alessandro Comandone
Accademia di Medicina di Torino – Gruppo Italiano Tumori Rari
 
Nel 2021 ricorre il 110° anniversario della morte del Dr Giuseppe Berruti (Chivasso 1841 – Torino 1911) ideatore e fondatore dell’Ospedale Maria Vittoria.
Ma perché questo uomo illuminato decise di devolvere tutte le sue sostanze con un atto di estrema generosità per costruire in una zona periferica quale era allora il quartiere San Donato un ospedale materno infantile?
In questo racconto cerchiamo di capire quale fosse la situazione della Ostetricia e Ginecologia a fine 800 a Torino, in Italia e nel Mondo e capiremo molte cose.
 
INTRODUZIONE
Dopo la metà del XIX secolo i progressi delle conoscenze scientifiche in campo chirurgico, microbiologico, anestesiologico e igienistico portano ad un avanzamento evidente nella cura delle malattie e nell’assistenza ai malati.
Fino al 1850 lo scopo della chirurgia resta limitato: riduzione di fratture, incisione di ascessi, suture di ferite dei tessuti cutanei o muscolari, rimozione di corpi estranei quali schegge e pallottole in ferite di guerra, amputazioni di arti. Dopo metà secolo si praticano le prime colostomie palliative in caso di occlusioni intestinali e i primi interventi ginecologici.
DottoriLe ernie soprattutto inguinali sono trattate con erniotomia in caso di urgenza per strozzamento o intasamento, ma questo comporta un tasso di mortalità elevatissimo.
Solo a fine 800 il grande chirurgo italiano Bassini concepirà la chiusura del sacco erniario nel suo anello prossimale dando il via al trattamento di raffia che tuttora costituisce pur con varianti moderne, l’intervento di eccellenza.
Dopo metà del secolo XIX alcune scoperte modificano sensibilmente e poi radicalmente le possibilità e gli approcci chirurgici: la definizione delle regole dell’asepsi con Semmelweis e Lister, l’adozione di etere e cloroformio come anestetici, la migliore conoscenza dell’anatomia chirurgica, lo sviluppo di tecniche di emostasi più efficaci, il cambiamento della finalità e della struttura architettonica degli ospedali che da luogo di accoglienza del fine vita si trasformano in potenziali luoghi di cura.
Tutti questi progressi aprono nuove prospettive di trattamento chirurgico a cui non saranno estranee né l’ostetricia né la ginecologia.
Le due discipline oggi unite in un unico insegnamento e patrimonio di un solo specialista, dagli albori della civiltà fino a fine 1800 rimasero assolutamente separate.
Anzi la ginecologia vedrà proprio il suo esordio a fine 800 come vedremo nel nostro racconto.
L’ostetricia la cui etimologia deriva da ob-stare, stare di fronte alla donna che partorisce, esiste come attività fino dagli albori dell’umanità e da sempre era patrimonio del mondo femminile.

 
Infatti in tutte le civiltà esistevano le figure delle ostetriche o delle levatrici, donne che apprendevano le tecniche rudimentali del parto con l’esperienza e senza alcunaQuadro Parto base di studio o di istruzione e che si dedicavano a tale attività per tradizione di famiglia o per personale vocazione.
Una figura maschile che si attribuisse tali mansioni era vista con molto sospetto e diffidenza.
Come è noto il parto ha costituito per millenni una delle cause più diffuse di mortalità femminile sia per causa diretta che per le complicanze ad esso correlate.
La stupenda tomba di Ilaria del Carretto nella cattedrale di San Martino di Lucca è testimonianza di quante volte l’evento gioioso della nascita di una creatura fosse funestata dal decesso della madre o di madre e figlio.
Le cronache ci riferiscono come in periodi particolarmente tragici della storia come ad esempio la guerra dei trent’anni la mortalità materno infantile poteva raggiungere per mancanza di assistenza, denutrizione, scarsissima igiene addirittura il 20%.
Oggi per comparazione è di 3 decessi ogni 100 000 parti pur considerando le condizioni socio economiche differenti a livello mondiale.
Questa inconcepibile “strage degli innocenti” non fece cambiare le abitudini di assistenza al parto fino alla fine del 1700 quando nei casi di parto più complesso o con complicanze viene ammessa nel mondo anglosassone la presenza di un medico a fianco della levatrice che, comunque, ha sempre la funzione più importante e si creano le prime scuole di addestramento per le ostetriche.
Ilaria CarrettoVa comunque precisato che la funzione del medico è in molti casi non risolutiva perché le scarse conoscenze di fisiopatologia, la povertà delle tecniche chirurgiche non aggiungono un valore o una sicurezza particolare al lavoro della levatrice.
Molto ancora oggi si dibatte se il parto con taglio cesareo fosse già conosciuto e applicato senza rischi. Fugato una volta per tutte che il temine “cesareo” non deriva da Cesare, ma dal verbo caedo che significa tagliare, alcune fonti lo collocano per la prima volta in Germania a metà del 1500, altre a periodi più recenti quali la fine del 1700 in Inghilterra.
Sappiamo per certo che comunque la mortalità dopo parto cesareo era altissima e che sino al 1900 non diventerà una pratica più diffusa e meno rischiosa.

CONTINUA…

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